29 maggio, giorno che in febbraio esiste solo talvolta, vicenda numerologica speciale: 29 maggio nasce tra queste stelle grafiche Lavaligia.
Lavaligia non vuole essere un diario. Né blog di informazione.
La rete bazzica di informazione, presa a bocconi, frantumata in copia incolla. Dispersa e ritrovata. Personalmente credo nel potere della frammentazione. Le possibilità di dissezionare oggetti per osservarli, incuriositi e perplessi a tratti, in una serie di azioni che li sfocano. O li dilatano. Come sempre la questione è un punto di vista. Lavaligia è pensiero in cocci, semiotica e fotografie. Parole a metà che non cercano una fine, ma si lasciano guardare, scheggiate e perfette. Solo per suscitare un passo.
Mille volte nella vita si pensa a come partire. Ci sono partenze magnifiche. E l’impatto col fatto che in testa le idee sono sempre migliori. Non facciamo passi perfetti. Tanto vale iniziare, chi con con un paio di infradito bucate, chi con scarponi troppo pesanti. Su ginocchia sbucciate, gomiti appuntiti, il primo passo è già la strada. Questo spazio non ha esatta pianificazione. Come le valigie si riempierà di cose che si ritrovano solo dopo, nelle tasche dimenticate. Oggetti di tutti. Di chi ha da lasciare un messaggio, pagina strappata da riviste da dimenticare in treno.
Il motivo?
Si vivono attimi di continue partenze. Perchè il giorno in cui si parte non si parte davvero: si arriva. E’ in tutti i giorni prima che si parte. I giorni in cui si aprono gli armadi, si riguardano le carte accumulate tra la polvere della scrivania, si riempiono scatole, si crea ancora più polvere, si compilano liste di cose da fare assolutamente che rimangono sempre a metà, chissà perchè. I giorni della valigia.
La valigia per dire la selezione di cosa portare con noi. La valigia, fatta di quelle cose inutili talvolta, ma che vogliamo assolutamente, come un pallone che deve entrare ma che rompe le cerniere. Ce ne sono sempre almeno due in una valigia ben fatta. La valigia per sedercisi sopra in due, altrimenti non si chiude. La valigia da guardare, perchè è distacco. La valigia: il ritorno. La valigia che prende polvere. E dentro andiamo a metterci i pensieri di tutti, quelli che vogliamo portare via.
4 Commenti
29 05 08 alle 9:34 am
bon voyaaaaage
29 05 08 alle 2:41 pm
send me a postcard!
30 05 08 alle 4:05 pm
la valigia é un rituale, sin da piccola, quando andavo a trovare la nonna, stilo una lista di cose da portare…
la valigia é differente ogni volta, come la sensazione che hai nel farla: mi ricordo perfettamente tutte le valige che ho fatto e tutti gli stati d’animo :
LA “CONFUSA” per le partenze all’improvviso
LA “TRASLOCO” quando viaggi con un furgone pensi a tutte le comodità!
LA “MINIMAL” zainetto in spalla e via (quella ce preferisco!)
L’ “UNIVERSITARIA” piena di barattolini e conserve della mamma…
LA “FAMILIARE” con un bebé le cose si complicano!
…potrei continuare all’infinito!
ma la valigia che ricordo meglio di tutte é quella per l’erasmus a Barcelona, da li’, le altre valige, hanno avuto tutte un’altro sapore!!!
ti auguro un buon viaggio
LACHO DROM
30 05 08 alle 7:21 pm
ciao magda!
allora buon viaggio dovunque tu vada…..anche se non vai da nessuna parte so che con la mente sei sempre in viaggio..