Intere scuole di sociologi si premurerebbero di sottilinearmi i vantaggi di una periodicità cadenzata.
Certo, otto ore di sonno, cenare all’incirca alla stessa ora, carboidrati a pranzo e proteine a cena, aggiornare il blog con regolarità perchè l’utente si abitua, si affeziona.
Questo utente così temibile, che non si sa cosa legge, quando va a letto, cosa cerca. Il New York Times a breve ha previsto un servizio di notizie direttamente sul cellulare. E assolutamente personalizzato, perchè, sempre secondo i sociologhi, siamo la generazione più inattendibile di tutti i tempi. Non si sa cosa vogliamo, quali notizie darci da sbocconcellare, a quale dieta costringerci; non si sa cosa ricerchiamo, cosa ci aspettiamo.
Per fortuna.
Lavaligia si rispecchia in questa caoticità. E come tutte le buone valigie è anche abbastanza incoerente da non seguire tempi precisi, dinamiche organizzate. Lavaligia non vuole diventare villaggio di occhi, community. Non necessariamente.
Quindi usateci, leggete, scrivete. Quello che succede, è già abbastanza. Perchè la vita è così. Consumiamo scatole di pensieri, parole. Consumiamo amori, carte di caramella, invenzioni, emozioni.
A volte rimaniamo semplicemente noi, nudi e senza bagagli. I pensieri persi per strada, insieme ai sorrisi e anche alle lacrime. Ma lavaligia è così, come la vita. Questione di stile: atemporale, non-circoscritto. In finale sorridente.
Quindi non aspettatevi stagioni. E neanche mezze stagioni.